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Why do we need a New Global Order?

January 2018. This is where our journey has begun.

Be the change that you wish to see in the world.

— Mahatma Gandhi.

Have you ever thought that there seems to be no alternative to the current political order? Racism, nationalism, xenophobia – these are the main actors of today’s politics.
Here, we try to make people reflect, discuss and think about what is going wrong

SOLIDARITÉ EN EUROPE: Faut-il recourir à dés Coronabond?

Par Marta Moretti

Source: Europa.eu

Lors du sommet européen du 26 mars, la France, l’Italie et d’autres États membres ont proposé la mutualisation des dettes publiques de la zone euro. Mais l’Allemagne, les Pays-Bas, l’Autriche et d’autres s’y opposent. Quel serà-it- le futur de l’Union Européenne? Est-ce qu’elle existerait encore après cette pandemie mondiale?

C’est l’heure de la solidarité Européenne.
La situation est, comme toujours, très différent entre les pays de l’Union. Il y a les états du Nord avec leur fort économies: par exemple, grâce à l’État, l’Allemagne et l’Autriche ont les moyens économiques d’atténuer une partie des coûts. Par contre, il y a aussi les pays “Méditerranées” avec leur économie plus faible. Il faut trouver un solution pour les états les plus fragiles, afin que nombreux états de l’Union ne doivent pas se retrouver dans une situation similaire à celle de la Grèce en 2008.

Le MES Européenne c’est pas suffisant. Cela n’est en revanche pas le cas de certains pays de la zone euro, déjà victimes de la crise économique mondiale. L’Italie, la Grèce e l’Espagne et le Portugal par exemple, devraient très probablement procéder à des dépenses élevées que les gouvernements que ne peuvent pas se permettre. En fait, leur débit public est déjà très élevé et une mauvaise manœuvre financière pourrait compromettre leur économie – déjà faible.

Les pays de la zone euro doivent trouver une solution commune pour sortir de cette terrible crise financière. Le 23 d’Avril, l’Eurogroup se réunira pour décider ce qu’il faut faire.

Quelle décisions vont prendre ils?


Ressources supplémentaires

http://www.repubblica.it/economia/2020/04/19/news/agenda_mercati_coronavirus_vertice_leader_ue_23_aprile-254420845/amp/

http://www.lefigaro.fr/sciences/coronavirus-ce-qu-il-faut-savoir-ce-vendredi-3-avril-20200403)

http://www.franceculture.fr/amp/economie/face-au-covid-19-lunion-europeenne-joue-son-avenir-au-corona-bond

Il Politico Celebrità: Analisi di un Fenomeno Moderno

A cura di Norberto Cristofori

La Celebrità: cos’è? 
Una famosa frase di Andy Warhol nel 1968 diceva che «in futuro, tutti saranno famosi per quindici minuti

Lo spostamento dalla celebrità raggiunta per meriti, esempio accademici, sportivi, per un talento o una capacità in particolare, per la carriera ecc., oggi si è trasformata in celebrità attribuita senza particolari motivi.

La visibilità, un tempo, concretizzava un talento pre-esistente. Per esempio nel caso dei grandi artisti o nei calciatori o sportivi in generale, che sono tali ancor prima che la loro immagine si diffonda nello spazio pubblico. Poi, grazie soprattutto allo sviluppo e alla diffusione prima della televisione e poi dei social media, c’è tutta una categoria di celebrità che sono nate grazie agli strumenti tecnici, per i quali la questione del talento non è più importante. 

Pensiamo per esempio ai protagonisti dei reality show, o ai cosiddetti YouTubers, il cui talento è riassumibile nella capacità di trasmettere carisma, simpatia, o bellezza, ma per i quali il talento specifico gioca un ruolo piuttosto debole. Questo culto delle celebrità moderne è legato al carattere pubblico e diffuso della loro immagine.

Assistiamo perciò a una specie di “democratizzazione della visibilità”, che quindi si accompagna ad una perdita di prestigio. Essere considerate delle celebrità deve essere raro, era questo il caso al tempo dello star system. Oggi, grazie al ruolo di piattaforme e tecnologie, soprattutto dei social media, questa visibilità ha perso una grande parte del suo potere di distinzione. 

Il sociologo Karen Sternheimer, ad esempio, parla di un decentramento della produzione di celebrità: mentre in precedenza erano gli studi cinematografici a fare da “responsabili supremi nella creazione di celebrities”, oggi internet e i social media (ad esempio Facebook, YouTube) hanno creato il “fai da te” di celebrità.

D’altra parte, molti di questi mezzi, offrono ai suoi partecipanti un assaggio transitorio di celebrità, ma rimane il fatto che la forza che questi passano alle persone comuni spiana la strada per gruppi ai margini della società e questi si possono realizzare ed essere visibili pubblicamente.

Per questo che molti autori legano il fenomeno che abbiamo legato a YouTube alla parola “democratizzazione”.

La nozione di democratizzazione è in poche parole l’aumentato dell’accesso della gente (comune) alla scalinata verso la celebrità. Per alcuni autori e studiosi però non ha in sé un qualcosa di positivo. Per Turner, sociologo e studioso inglese, la «celebrità rimane un qualcosa di gerarchico ed esclusivo per una categoria, non importa quanto esso prolifera.» 

Il fatto che il talento non sia più una condizione necessaria per la celebrità spinge milioni di persone a cercarla. Così da far diventare la celebrità un fine in sé. 

Un esempio fu il matrimonio tra il principe di Monaco con l’attrice Grace Kelly, che provocò uno scandalo perché introduceva una categoria sociale sfavorita, all’epoca senza confronto, con il valore sociale della famiglia principesca.

Questa continua ricerca di visibilità, chiamata poi erroneamente democratizzazione della celebrità, è solo un ramo del discorso neoliberista che attraverso programmi di reality in televisione e le celebrità del web contribuiscono alla sua propagazione. Se da un lato i programmi come il Grande Fratello o siti come YouTube sono considerati come luoghi per esprimere sé stessi, dall’altro lato la persona viene trasformata in una nuova forma di merce, che può essere monetizzata e ridotta a un normale prodotto da scambiare.

Per quello che abbiamo detto fino a qua, possiamo constatare che oggi molte persone ricercano sempre più visibilità, dai programmi televisivi ai social, trasformando la loro influenza in lavori alternativi.

Come abbiamo già citato, nuove celebrità come YouTuber o Influencer stanno mettendo in difficoltà lo status sociale e di notorietà delle “celebrities con talento”, che cercano sempre più metodi o strumenti per evitare di uscire dalla scala sociale dello show business.

Uno di questi è sicuramente il processo attraverso il quale la celebrità utilizza sia la sua relativa autonomia come personalità pubblica sia il suo status di celebrità per sviluppare altre attività professionali sia all’interno del loro campo originale o per penetrare in altri campi sociali, che in termini sociologici si chiama “migrazione”.

Esistono due tipologie di “migrazione”: quella interna e quella esterna al proprio campo. 

La migrazione all’interno di un determinato campo si verifica quando la celebrità diversifica le sue attività nel campo in cui essa stessa ha stabilito il suo stato di celebrità.

Fonte: Wikimedia

Questo possiamo notarlo soprattutto nel mondo dei media, dove è fondamentale stabilire una carriera più duratura, sulla base di uno status di celebrità che oggi svanisce molto più velocemente. Questo può essere visto come una risposta alla democratizzazione della celebrità (concetto che abbiamo analizzato sopra).

Questa migrazione interna delle celebrità è un fenomeno che è sempre esistito. Possiamo pensare a Oprah Winfrey, ad esempio, una delle più importanti presentatrici americane, che ha recitato in diversi film (ottenendo pure una Nomination agli Oscar), ed è stata anche doppiatrice. Oppure a Tom Hanks, due Oscar vinti come miglior attore, è stato anche regista, doppiatore, sceneggiatore e produttore.

L’altro tipo di migrazione è quella esterna, cioè quella che si verifica quando le celebrità forzano l’accesso in un altro campo sociale sfruttando il loro status di celebrità. Negli Stati Uniti, alcune stelle del cinema, per esempio, hanno convertito il loro status di celebrità in potere politico diventando governatori dello stato (Arnold Schwarzenegger) o anche presidente (Ronald Reagan). 

Fonte: POLITICO

Esistono però anche dei limiti per le celebrità per quanto riguarda la migrazione in altri campi sociali, soprattutto se decidono di “invadere” un campo molto fragile e mediatizzato come quello della politica. Mentre se nello sport e nell’intrattenimento una celebrità può fare facili dichiarazioni su alcuni argomenti, ad esempio tifare o fare commenti su una partita di calcio, altri temi hanno bisogno di più credenziali e più attenzione quando questi richiedono un elevato grado di coinvolgimento o conoscenza. In tali casi, non è sufficiente possedere una base di fan come fonte d’alimentazione o qualche legame personale con un politico.

Come tali, le migrazioni non sono un processo senza rischio per le celebrità, perché spesso non è chiaro in che misura il pubblico tollererà questa traslazione.

Parlando sempre di una “invasione” nel campo della politica, negli ultimi anni abbiamo assistito a sempre più figure dell’intrattenimento o celebrità dello sport che cercano di penetrare il mondo della politica, ma dobbiamo sottolineare che tale movimento è possibile anche in senso opposto. Pensiamo a un noto politico italiano come Walter Veltroni, è stato membro e segretario di partito, sindaco di Roma, si è candidato a diventare Presidente del Consiglio, e oggi ha intrapreso la carriera di regista. 

Altri politici hanno deciso di migrare in altri campo come diventare membri di Consigli di multinazionali, di società sportive, esperti finanziari, ecc. Questo fenomeno ha generato una nuova forma di celebrità, chiamata “Celebrità Politica”.

The Death of Movie Theaters

By Francesco Felici

Source: Reuters

It is fair to acknowledge that the world after the Covid-19 pandemic will change. There will be – at least in the short term – a reshaping of our way of life, and this will have the most repercussions in the social sphere of our interactions.

Indeed, despite the fact that we are all craving a pint in our favorite bar during this excruciating quarantine, it will take a long time before things go back to “normal”, and for some areas they might never will. Today, in my rubric of Cinema and Society, I want to take a look into how the cinema industry will inevitably be affected, and how this pandemic might sanction the death of movie theatres.

Let us start with some considerations.

First of all, movie theatres are not the landmark they used to be, and their social relevance has faded compared to the golden days of Hollywood. That is, both for the ever-growing market of streaming services – which makes it so that many major productions go directly on streaming rather than in theatre – and for a general change in the Cinema market. Before, people flocked to the theatres, eager to see the latest Blockbusters or the hottest stars on display. Nowadays, a remake with CGI lions makes more money (the Disney-funded remake of The Lion King grossed over $1.6 billion) than a movie starring Leo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino and Kurt Russell ($357.4 milion). It is undeniable that the theatre going experience has changed in the past years, and year after year the movie theatre attendance has steadily declined.

Now, let us add Coronavirus in the picture, by taking a closer look to the Invisible Man by Leigh Wannell and starring Elizabeth Moss. The movie, which is actually an exquisite re-invention of classic Universal monster into a more modern setting that transforms it into a thrilling metaphor for home abuse, was released into theatres right before the pandemic. It spent some weeks in the theatres, and it did actually quite well, but then of course all theatres were closed alongside all the non-essential business. Thus, the movie was moved to an exclusive early access on streaming for $20.

This literally divided the fans, and it is quite easy to see why. If you were planning to watch the movie by yourself, then $20 might be a little too much for just a screening. On the other hand, if you have a household of 4/5 people and you want to watch the movie, there it is your catch. However, at first this was regarded as sort of an unusual move, and the fact that many releases of big-budget production were postponed due to the closing of theatres would seem to suggest that this method was not actually viable.

Nonetheless, now even Disney – the true juggernaut of Cinema – is considering release some of their productions into their newest streaming platform, Disney +. Thus, if the Big Mouse starts to do it, and considering the relative weight and controls that it has over the industry, things might really take a turn.

Personally, I have never been a real fan of movie theatres. Most times, it is just a pretty frustrating experience because not all movie audiences watch movies in the same way. Of course, there are sometimes when actually a movie has been enhanced by me watching it in theatres (I will always have Dunkirk) but the cons overweight the pros. Thus, if there were a movie that I just had to watch before it comes out regularly, I would not mind spending $20 to have the experience and maybe make a night out of it with some friends (granted, after the end of the quarantine!).

Unfortunately, it is hard to quantify now if this move to the streaming release is fruitful for the studios.

Source: Pop Magazine

Indeed, they do not have to release the box office numbers as they usually would, which can be a nice double-edged sword in order to prevent the movie that flops from making a big mediatic resonance, while also not giving the chance to push your big hitters. Also, in order to see whether this system works we have to wait for some major production to land on streaming. However, given the rumors that movie theaters will likely remain close all the way until the November as a precaution for the virus, and the fact that the big movies that were initially postponed cannot sit on shelves for that long, we might gather the evidence soon.

That will be the crossroad for the fate of movie theatres. If the revenue appears to be greater with the release in pay-per-view, then given how rootless the cinema industry really is the studios will probably kiss theatres goodbye. Instead, if the profit is not actually that great, we will probably be sold some spiel on how the studios want to protect the movie-going experience and they will fight in order to maintain that balance. All in all, in the coming years everything, from the geopolitical order to even movie theatres will change, and for us that represent the generations who will have to deal with this new global order, it will be one hell of a show.


The views and opinions expressed in the article are those of the author and do not necessarily reflect the official policy or position of The New Global Order|the Blog. Any content provided by our authors are of their opinion and are not intended to malign any religion, ethnic group, club, organization, company or individual.

Covid-19: A Call for Perspective

By Janet Kimani

Source: Vox

In countries that have been hard hit by the COVID-19 pandemic such as Italy, many are comparing the experience to World War II, which took place way before many of us today were born. It would be correct, therefore, to say that for most of us, these are unprecedented times.

This pandemic has forced all of us to retreat, to stay put, and to think about how we got here. We have all, collectively as a human race, been stopped dead in our tracks to ponder our lives; the endless mindless rush that defined our lives and perhaps even led us to this predicament, or at least accelerated its arrival. 

Having to stay home, has not been all bad for some. For starters, having a home to retreat to is one. Moreover, many people have received the slowdown they had been craving for so long, to reconnect with themselves and their loved ones. For some, it has been a chance to advance projects they had been putting off for when they had more time, like decluttering, gardening, or even simply watching their favourite shows. All these may seem superficial, but it’s true; from social media, we can see people all over the world finding a sort of peace with having a chance to “take it easy” as they wait for the madness outside their homes to come to an end, after which they can resume normal life.

Source: CNN

However, experiencing the lockdown in such a manner is a luxury not everyone has been afforded. As much as this pandemic has shown us the beauty of slowing down through some positive effects on us and our planet, it has also revealed the grisly reality of some of the foundations that underlie our current societies. Predominantly this beast of global inequalities has reared its grotesque head for all to see, and demands that we, once and for all, look it in the eyes and face it.

What does “social distancing” mean to someone living in a slum where not even the house itself can maintain the recommended meter distance? What does maintaining a balanced diet mean when you can barely manage a full meal on any day of the week? And what does self quarantine mean when you live in a one-bedroom house with up to six other people, making it impossible to spend endless hours cooped up inside? And how can one wash their hands regularly, when access to clean water remains a pipe dream?

Source: ANSA

While all these might sound far fetched for those living in more privileged realities, this is the lamentable reality especially in many parts of the developing world; a reality that prevents millions from the luxuries of having productive, restful, or even hopeful moments amidst this pandemic.

So, the next time we post #stayhome, let’s keep in mind those who cannot, be grateful that we can, and think of what we can do to bridge that gap.

  • What can individual governments do to support their most vulnerable citizens?
  • In the end who will be the biggest losers from this pandemic?
  • Will the pandemic alleviate or exacerbate global inequalities?
  • What can you do to bridge the gap?

Suggested Further Reading

https://moderndiplomacy.eu/2020/04/02/covid-19-cruelly-highlights-inequalities-and-threatens-to-deepen-them/


The views and opinions expressed in the article are those of the author and do not necessarily reflect the official policy or position of The New Global Order | theBlog. Any content provided by our authors is of their opinion and is not intended to malign any religion, ethnic group, club, organization, company or individual.

PRIMARIES 2020: Bernie ‘Till I Die

A cura di Norberto Cristofori

Bernie Sanders si è ritirato dalla corsa.
Fine dei giochi.

Al momento giusto ha lasciato a Biden il compito di battere Trump. Il momento storico e sociale lo imponeva. Il virus aveva bloccato la macchina delle primarie e il voto “via posta” (o con altri metodi) non avrebbe dato lo stesso segnale di sostegno ad un candidato come il voto tradizionale.

Il titolo Bernie ‘Till I Die è un omaggio che sento di fare a questa persona e soprattutto alla sua figura politica. Copiato da una serie tv su Netflix che tratta i retroscena, le vicende e la passione di una squadra inglese in un territorio forgiato dalla working class, ha molte caratteristiche della campagna elettorale fatta da Sanders.

Passione, entusiasmo e Us.

L’ultima, che richiama lo slogan della campagna, “Not Me, Us”, è il simbolo di una carriera che ha visto la politica come qualcosa più interessata alla lotta che al premio. Sanders ha capito che il vero potere politico passa attraverso l’organizzazione della working class e la costruzione di un movimento dal basso. Ecco perché ha passato gli ultimi cinque anni a costruire non solo una campagna, ma una rivoluzione politica.

Medicare for All, Green New Deal, la crescita di diversi sindacati più a sinistra come quello delle Infermiere o quello dei lavoratori nelle Poste, la diffusione di una nuova legge sul salario di un minimo di 15 dollari, la lotta contro le grandi multinazionali (come McDonald’s, Walmart, ecc), l’eliminazione del debito studentesco e pure l’accesso gratuito all’università.

Tutti idee che non verranno abbandonate.

Il merito di Bernie Sanders, come detto prima, è di aver pensato a costruire prima un movimento e poi essere il leader. Cosa che non è per nulla di consuetudine negli Stati Uniti dove le candidature sono da “one man show” e finito il tempo del loro ruolo politico, decade tutto.

La rivoluzione culturale di Sanders invece ha molte eredità: Ilhan Omar, Rashida Tlaib e soprattutto Alexandria Ocasio-Cortez.

Tutte donne, tutte facenti parte di una minoranza etnica e soprattutto tutte con un’idea di sinistra ben lontana da quello che sono i Democratici americani.

Certamente è una rivoluzione difficile da fare per come è costituita la società americana. Piena di pregiudizi, nemica dell’intervento dello stato nella sfera del singolo, arretrata e contraria ai cambiamenti in molte zone del paese.

Ma le nuove generazioni, quelle dai Millenials alla Z, hanno chiesto un cambiamento. Dove la comunità e lo stato si facciano carico dei problemi sociali che attraversano gli Stati Uniti, dove le discriminazioni per genere, etnia, orientamento sessuale cessino immediatamente e dove il capitale non sia l’unica bussola a guidare l’economia.

“Non me, ma noi

Ma nel cuore le idee di Bernie ‘Till I Die.


Le dichiarazioni e le opinioni espresse nell’articolo sulle pagine di questo Sito sono quelle dell’autore e non (necessariamente) quelle del Team Editoriale, dello Staff o di The New Global Order.

A Strong Response to a Strong Threat

By Francesca Mele

Credits: Open

While WHO announced the launch of the Solidarity Respond Fund to raise money in order to tackle globally the spread of COVID-19, in some areas of the world facing the virus and its consequences is becoming more and more challenging.

This is the case of India, a huge country with almost 1.4 billion inhabitants with a percentage of the population living below the international poverty line, that is 1.90$ per day, amounting to 21.2% (the percentage was calculated over the period 2007-2017). It means that there is a high likelihood that around 20% of the population might be brutally affected by the spread of the virus. “Stay home, stay safe”, it’s easy to say when people have a roof over their head. 

The biggest lockdown in the world started on March 24th and at the moment it should last for 21 days. In his speech for the announcement of the nationwide lockdown the Prime Minister has recognised that the poor are the most at risk and has reassured that government and civil society are working aiming to provide them with the basic needs; moreover the PM declared that 15.000 million rupees will be invest for strengthening the nation’s health infrastructures making health services the absolute priority.

But only 4 hours in advance before the lockdown entered into force was criticized for the short notice and the drastic decision which led to the exodus of day labourers, informal and migrant workers. Like Al Jazeera wrote,

“in capital New Delhi, tens of thousands of people, mostly young male day labourers but also families, fled their homes as the daily-wage earners were effectively put out of work”.

Not everyone can respect the social distancing and the main rule to wash their hands simply because some families do not have running water.

Currently, India has just over 1000 cases, but in the wake of what happened to other countries in Europe, the Prime Minister Modi preferred to take preventive measures even apologising himself for having taken this decision. The pandemic is not going to make distinctions between poor or rich, Hindu or Muslim, citizens or politicians.

Measures are mandatory and the Prime Minister invited the population to “not believe in such rumours and superstitions”, but follow the guidelines given by state  and central government and medical unit. Modi’s responsive decision is certainly a plus point for the country. 

  • Will it be possible to think an economic plan poor-oriented?
  • How can preventive measures affected the spread of the coronavirus? Was the lockdown put in place early enough to prevent the most catastrophic effect?

Recommended articles:

http://hdr.undp.org/en/2019-MPI?fbclid=IwAR2_9vYHaF5_ZPhGYRq6mSMYgXXN85XSVl__D-tNVRQ04MP6n6fwfvGkw6w

https://www.aljazeera.com/indepth/inpictures/pictures-india-poor-struggle-coronavirus-lockdown-200329133626495.html

Do Not Forget Africa

By Francesca Mele

Credits: Carbon Brief

In Horn of Africa, during January and February 2020, locust swarms threatened the livelihood and acres of crops in an emergency condition not seen in 25 years.  During plagues, the crop-devouring insects could affect 20 percent of the Earth’s land; they can fly up to 150 km per day and if the ecological conditions are favourable, locusts can increase about twenty times more in three months.

The first countries affected by the plague were Somalia, Ethiopia and Kenya: UN’s goal was to stop it before spilling over in other countries and to prevent an humanitarian catastrophe. On 20th January, FAO called for $ 76 million to contrast the outburst of  the crisis and a large contribution came from Germany, which donated €20 million contribution. FAO Director-General QU Dongyu welcomed the contribution but he also highlighted that:

“We are working to curb the locusts’ spread but we also need to safeguard livelihoods and promote early recovery”.

The consequences facing this crisis are that it affects vulnerable regions based on agriculture, considering that a swarm of 40 million locusts can eat in a day the amount of food for 35.000 people.

In February, the swarms moved to Djibouti, Eritrea, South Sudan, Uganda and Tanzania and some have been detected in Yemen, Saudi Arabia, Iran, Pakistan and India. The cost for the required actions amounted to $138 million, half to support the affected communities and half to curb the locusts’ spread. It has to be taken into account that this plague happened in countries extremely vulnerable because of  political, social or economic issues.

At the moment, even if scientists and internal organizations have worked so hard to contain the outbreak, a new factor has been added to this tough African condition: the pandemic of coronavirus.

The previously trade and production shocks due to the infestation have worsened with the demanding measures that coronavirus imposes in the economic and medical field, in addition to impede the meeting of  the technical working groups engaged with the studying of a method to stem the deadly swarm without destroying crops. This dual shock remind us and to the internal community that these countries can’t be abandoned to themselves. Even in this dramatic international moment, don’t forget to be human.


Recommended articles:

http://www.fao.org/food-chain-crisis/how-we-work/plant-protection/locusts/en/

https://news.un.org/en/story/2020/02/1058041

https://news.un.org/en/story/2020/01/1055631

https://www.nature.com/articles/d41586-020-00725-x

Where is (and where was) Europe?

By Milena Di Nenno

Credits: POLITICO Europe

Clicca qui per leggere la versione in Italiano.

On February 21, 2020 the first local Covid-19 cases were identified in the North of Italy. Since then, the number of positive cases has grown exponentially, spreading throughout the peninsula. And, Italian citizens’ sentiment of unity has developed in the same exponential way. All united against an invisible ‘enemy.’ All united, because the others do not show enough interest. Who are the others?

Europe.

The recurring issue was related to the reason why Italy was becoming the second country in the world with the highest number of Covid-19 positive cases. The answer was that the number of tests carried out in Italy was notably higher than in other states, both European and non-European.

Clearly, this gap highlighted that European states’ approach to the matter was not unitary, but rather depended on the different governments. After 200 positive cases and 5 deaths in Italy, there were the first signs of European states’ closure towards Italy: Austria stopped rail traffic for 4 hours, France suggested to close its Southern borders, Romania established 14-day isolation for those coming from the hit Italian regions.

That is how Italians started to feel that Europe was increasingly detached. In this scenario, the President of the Italian Republic, Sergio Mattarella, delivered his watchwords:

“We are therefore expecting, quite rightly, or at least for the common interest, solidarity initiatives rather than actions that might hinder [Italy’s ones].”

Obviously, the words ‘common interest’ and ‘solidarity’ sounded pretentious, when a growth of Covid-19 positive cases was being experienced also in the other European states. The result was, indeed, the opposite: not only the movement of people, but also trade, like the export of personal protection equipment, was restricted by the single states.

Today, all European states have followed the ‘Italian Pattern’ for measures to counter the virus. This seems to have awakened Italian people’s feeling not to need Europe, because, after all, Europe adopted measures that Italy developed without almost any help. Does Italy really not need Europe?

It is necessary to distinguish between Europe understood as all the states of the continent, and the European Union, an international organization.

In the first instance, to the questions “where is and where was Europe?”, the answer might be: “busy managing the health emergency at national level.”

When, instead, we talk about the European Union, the situation changes. Since the beginning of March, the EU is facilitating the intergovernmental dialogue between member states, through the total activation of the Integrated Political Crisis Response (IPCR) Mechanism, that guarantees information-sharing and close cooperation among the states involved and European Institutions. The EU also resorted to its supranational powers, by establishing a plan of action common to all member states in the fields of medical aspects, economy and mobility. For this reason, it allocated funds to help the healthcare systems and the small and medium-sized enterprises, as well as funds to finance scientific research on the virus. Moreover, it announced large flexibility on public spending decisions and on State aid and ordered a lifting of restrictions on the exports of personal protection equipment within the Union.

EU decisions are directed to counter a health emergency that poses important challenges not only to single European member states, but also to the EU as an institution. In fact, the EU will have to demonstrate, especially to European citizens, that the best response to global crisis is a supranational decision-making process. It will be necessary to avoid the question “where is Europe?” and to substitute state and citizens’ current belief of being able to act individually, with the statement “Europe is here and I can see it.”

  • Could a positive management of the current health emergency by the EU have effects on EU democratic deficit?
  • Is managing the emergency at a supranational level important to the future of the EU? If so, how important is it?

Suggested further reading:

https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it#team-di-risposta-al-coronavirus

https://it.euronews.com/2020/02/24/coronavirus-in-italia-ue-agiamo-uniti-cosa-fanno-i-nostri-vicini-europei

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/03/12/bce-alza-qe-120-miliardi-per-il-2020_38d9481d-442d-4e3d-aa94-67b6455d3b2a.html

L’Europa dov’è (e dov’era)?

A cura di Milena Di Nenno

Fonte: POLITICO Europe

Click here to read the English version of this article.

Il 21 febbraio 2020 sono stati individuati i primi casi autoctoni di Covid-19 nel nord dell’Italia. Dal quel momento in poi, il numero di casi positivi è cresciuto esponenzialmente, diffondendosi in tutta la penisola, e altrettanto esponenzialmente è cresciuto il sentimento di unità dei cittadini italiani. Tutti uniti contro un ‘nemico’ invisibile. Tutti uniti, perché agli altri non interessa. Chi sono gli altri?

L’Europa.

Quando ci si domandava perché solo l’Italia stesse divenendo il secondo Paese al mondo, dopo la Cina, per numero di casi, la risposta fornita sottolineava quanto il numero di tamponi eseguiti in Italia fosse notevolmente superiore a quello di tutti gli altri stati, europei e non.

Un distacco che ha certamente evidenziato quanto l’approccio degli stati europei non fosse unitario, bensì dipendesse dai diversi governi. Dopo 200 casi positivi e 5 morti in Italia, si è assistito ai primi segni di chiusura degli stati europei nei confronti dell’Italia: l’Austria ha interrotto la circolazione ferroviaria per quattro ore, la Francia ha ipotizzato una chiusura delle frontiere meridionali con l’Italia, la Romania ha stabilito 14 giorni di isolamento per chiunque provenisse dalle regioni italiane colpite.

È così che gli italiani hanno iniziato a percepire un’Europa sempre più distaccata. In questo contesto, si inseriscono le parole di monito del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella:

“Si attendono quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possano ostacolarne l’azione [dell’Italia].”

Evidentemente, le parole ‘comune interesse’ e ‘solidarietà’ sono suonate altisonanti, quando si è assistito a una crescita del numero di casi positivi al Covid-19 anche gli altri stati europei. Il risultato è stato, infatti, opposto: sono stati limitati, dai singoli stati, non solo gli spostamenti di persone, ma anche il commercio, come quello dei dispositivi di protezione personale.

Ad oggi, tutti gli stati europei hanno messo in atto il ‘Modello italiano’ per le misure di contrasto del virus. Ciò sembra aver risvegliato negli italiani la sensazione di non aver bisogno dell’Europa, perché, d’altra parte, è l’Europa ad aver adottato misure che l’Italia aveva sviluppato senza quasi alcun aiuto. Davvero l’Italia non ha bisogno dell’Europa?

È fondamentale distinguere tra l’Europa intesa come l’insieme di stati del continente e l’Unione Europea, un’organizzazione internazionale.

Nel primo caso, alle domande “L’Europa dov’è e dov’era?”, la risposta potrebbe essere: “impegnata a gestire l’emergenza sanitaria a livello nazionale.”

Quando si parla di Unione Europea, invece, il quadro cambia. Sin dagli inizi di marzo, l’UE sta facilitando il dialogo intergovernativo tra gli stati membri, attraverso l’attivazione totale del meccanismo di Integrated Political Crisis Response (IPCR), il quale prevede la condivisione di informazioni e la stretta collaborazione tra gli stati interessati e le istituzioni europee. L’UE è anche ricorsa ai suoi poteri sovranazionali, stabilendo un piano di azione comune a tutti gli stati membri in ambito di aspetti medici, economia e mobilità. Ha, per questo, stanziato fondi in aiuto dei sistemi sanitari e delle piccole e medie imprese, e fondi di finanziamento alla ricerca su un vaccino. Inoltre, ha annunciato la massima flessibilità sulle decisioni di spesa pubblica e sugli aiuti di Stato e ha ordinato lo sblocco delle esportazioni dei dispositivi di protezione personale all’interno dell’Unione.

Queste decisioni dell’UE sono indirizzate al contrasto di un’emergenza sanitaria che pone sfide importanti non solo ai singoli stati membri, ma anche all’UE come istituzione. L’UE dovrà, infatti, dimostrare, soprattutto ai cittadini europei, che la migliore risposta a una crisi globale è un processo decisionale sovranazionale. Ciò sarà necessario per evitare che ci si domandi “dov’è l’Europa?” e per sostituire l’odierna convinzione di stati e cittadini di poter agire individualmente, con l’affermazione “L’Europa c’è e si vede.

  • Una positiva gestione dell’attuale emergenza sanitaria da parte dell’UE potrebbe avere effetti sul deficit democratico dell’UE?
  • Quanto è importante per il futuro dell’UE gestire l’emergenza sanitaria a livello sovranazionale?

Letture Consigliate:

https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it#team-di-risposta-al-coronavirus

https://it.euronews.com/2020/02/24/coronavirus-in-italia-ue-agiamo-uniti-cosa-fanno-i-nostri-vicini-europei

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/03/12/bce-alza-qe-120-miliardi-per-il-2020_38d9481d-442d-4e3d-aa94-67b6455d3b2a.html

The Economic Implications of Coronavirus: Financial markets are falling

By Aurora Ceccotti

Credits: InvestireOggi

The global aggregate bond and stock paper wealth have crashed 25 trillion dollars since the 21st of February and all global gains from stocks and bonds since December 2018 have been erased.

The US is experiencing what Keynes named a liquidity trap, i.e. a condition under which monetary policies result to be inefficient. In a normal condition, for instance, central banks stimulate investment through a reduction of interest rates. Currently, the financial market does not seem to be responsive to such stimulus, as the implementation of quantitative easing and the reduction of rates of interest did not prevent stocks and corporate bonds prices to decrease and yields to increase. In practice, this condition leads to higher borrowing costs and lower spending. 

A further indicator of a liquidity trap condition is the TED spread. It represents the difference between interbank interest rates and 3-month treasury bill interest rate (i.e. the short run government bonds issued by the US government). TED spread and interbank interest rates are directly related; on the other hand, if bonds increase, TED spread decreases.

It is to note that US government bonds are one of the safest assets as the US government cannot default. A sudden increase in the TED level represents a sudden increase in interbank interest rates, suggesting a significant level of perceived credit risk in the economy. A spread above 0.48% indicates a crisis. On the 9th of March, it reached 0.45%.

A sudden increase of TED means that interbank increase, therefore liquidity trap is experienced.

What clearly suggests such a phenomenon is that a high level of spread occurs despite the implementation of expansionary monetary policies by the FED, such as but not limited to an increase in money supply and concession of loans at a low interest rate.

Clearly, monetary policies do not seem to be effective.

  • What policies could be applied in order to mitigate the impact of the pandemic on the economy?

Suggested further reading:

https://www.opendemocracy.net/en/oureconomy/helicopter-money-answer-looming-economic-crisis/

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