Sognando l’Europa: i migranti in trappola fra Grecia e Turchia

A cura di Vittoria Corrado

Credits: CBC.ca

Con le loro poche cose, a Edirne centinaia di migranti siriani si sono accampati nella speranza di varcare il confine greco. Tutti loro si trovavano da tempo in territorio turco senza riuscire a trovare un lavoro o a vivere decentemente. Giunti qui per la “straordinaria apertura” delle frontiere da parte di Erdogan hanno trovato schierata la polizia ellenica che ha scagliato contro di loro gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Ma “indietro non si torna” e chi ci ha provato ha subito un trattamento similare da parte della polizia turca. Si trovano in questo momento dunque letteralmente in trappola, fermi in quel lembo di terra fra due stati ostili che li respingono da ambo le parti.

Il primo effetto collaterale di questo dramma è la “morte prematura” della Convenzione di Ginevra del 1951. In particolare del principio di non respingimento, secondo cui nessuno può essere deportato, espulso o trasferito verso paesi in cui la sua vita o la sua libertà sono in comprovato pericolo. La decisione della Grecia, con il sostegno dell’Unione europea, è stata infatti quella di sospendere l’accettazione di qualsiasi domanda d’asilo e di respingere tutti quelli che attraversano il confine illegalmente. Il precedente creato è a dir poco pericoloso e si ritiene altamente probabile che in futuro qualsiasi altro stato europeo faccia eco al modello greco.

Ad analizzare i motivi di questa scelta ci si rende conto del grande ruolo giocato del crescente sentimento nazionalista e anti-migratorio ellenico, veicolato ed amplificato dal partito greco di estrema destra Alba Dorata. Quest’ultimo ha da tempo adottato la strategia dei pattugliamenti armati “in caccia di migranti”: il respingimento assume così significato patriottico, atto di difesa della nazione contro l’ondata di migranti islamici e quindi contro l’islamizzazione della Grecia.

Alla luce di questa nuova gravissima crisi, il presidente turco Erdogan è volato a Bruxelles “a batter cassa”. Si è infatti tenuto nei giorni passati un incontro per ridiscutere i termini dell’accordo del 2016 sui migranti, che aveva per un po’ chiuso la questione con la formula dei finanziamenti alla Turchia per contenere l’ondata migratoria. L’incontro ha avuto il prevedibile epilogo di un nulla di fatto, salvo la promessa dell’UE a valutare un impegno reciproco nel proseguo dell’attuazione dell’accordo del 2016.

Il meccanismo di scambio fra accoglienza e denaro sembra esseri inceppato. Al contrario il fiume umano è ripartito e i migranti trovano ad aspettarli e in partenza solo lacrimogeni e bastonate.

  • Qual è il vero obiettivo di Erdogan? Quali i possibili vantaggi nell’intervento militare in Siria o nell’ipotesi di nuovi finanziamenti europei alla Turchia?
  • Quanto sarà difficile per L’Unione Europea rispondere all’imperativo di umanità, solidarietà e soprattutto mettere in atto una gestione coerente di questa nuova crisi migratoria?

Per ulteriori approfondimenti:
https://it.euronews.com/2020/03/01/la-grecia-tenta-di-fermare-l-avanzata-dei-migranti

https://it.euronews.com/2020/03/01/salta-il-tappo-turchia-migliaia-di-migranti-si-riversano-al-confine-con-la-grecia

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/03/04/europa-migranti-ricatto-erdogan

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